
di Daniela Mariano
Il consigliere regionale della Basilicata Roberto Cifarelli (Gruppo Misto) ha rilanciato una proposta che, se realizzata, potrebbe cambiare la geografia economica e sociale della Basilicata: prolungare la linea ferroviaria Ferrandina-Matera fino a Casal Sabini e Gioia del Colle. Non si tratta di un semplice innesto di binari, ma di una scelta strategica che mira a integrare Matera nella direttrice adriatica e, più in generale, nella rete ferroviaria nazionale ed europea. Collegare Matera a Gioia del Colle significherebbe mettere la città dei Sassi non più ai margini, ma al centro di una rete che corre verso Bari e l’Adriatico. Cifarelli sottolinea come questo snodo permetterebbe di valorizzare l’area industriale di Jesce e di sostenere lo sviluppo produttivo legato agli investimenti in corso. In altre parole: più treni non solo per i turisti, ma anche per le merci, per i pendolari e per le filiere produttive che cercano efficienza logistica. L’argomentazione è chiara e pragmatica. Un collegamento diretto con Gioia del Colle agevolerebbe le imprese locali, riducendo i tempi di trasporto e abbattendo i costi logistici. Per un’area come la Basilicata, dove gli investimenti industriali stanno progressivamente aumentando, la rete ferroviaria diventa infrastruttura abilitante: favorisce insediamenti, rende più appetibile l’area per investitori esterni e contribuisce a trattenere i giovani qualificati. Il rafforzamento della competitività territoriale di cui parla Cifarelli non è un’iperbole: è la conseguenza concreta di una migliore connessione infrastrutturale. L’effetto sociale sarebbe altrettanto significativo. Nuove opportunità di
mobilità per pendolari e studenti migliorerebbero l’accesso al lavoro e alla formazione. Per il turismo, un collegamento ferroviario efficiente può amplificare i flussi verso Matera, rendendo la città più accessibile a visitatori nazionali e internazionali senza aumentare la pressione sul trasporto su gomma. In sintesi, non solo merci ed economia, ma qualità della vita. Cifarelli invita la Regione Basilicata ad avviare «immediatamente un tavolo istituzionale con il Governo, con la Regione Puglia, con il gestore dell’infrastruttura e con tutti i soggetti interessati» per inserire il prolungamento fino a Gioia del Colle nella programmazione strategica nazionale. È una richiesta di metodo: senza confronto e sinergia tra livelli istituzionali e gestori, anche i progetti più sensati rischiano di restare sulla carta. Le questioni tecniche ed economiche sono complesse: costi di costruzione, valutazioni di fattibilità ambientale, tempi di realizzazione e priorità nelle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e dei fondi infrastrutturali. Serve poi il consenso locale e la condivisione dei benefici. Dall’altra parte, l’opportunità è duplice: un’infrastruttura che agevoli il trasporto merci può attrarre investimenti industriali e logistici; una migliore rete passeggeri può sostenere la vocazione turistica e culturale di Matera. L’idea di Cifarelli non può essere attuata senza una calendarizzazione e una definizione delle responsabilità. La Regione Puglia, il Ministero delle Infrastrutture, Rete Ferroviaria Italiana (o il gestore individuato) e gli enti locali coinvolti devono sedersi attorno a un tavolo per delineare fasi, costi e priorità. Serve inoltre inserire il progetto nelle programmazioni nazionali ed europee per garantirne la sostenibilità finanziaria. Il prolungamento proposto si inserisce in una visione più ampia: collegare il Sud non come periferia, ma come nodo attivo della rete italiana ed europea. Pensare ai binari come a vene che portano ossigeno economico può sembrare una metafora semplice, ma fotografa bene la posta in gioco. Investire in infrastrutture significa investire nel capitale umano, nella capacità di attrarre investimenti e nella resilienza dei territori. La proposta di Roberto Cifarelli è chiara nelle intenzioni e ambiziosa negli obiettivi: prolungare la linea ferroviaria Ferrandina-Matera fino a Casal Sabini e Gioia del Colle per integrare Matera nella direttrice adriatica, valorizzare l’area industriale di Jesce e sostenere lo sviluppo produttivo. Ora tocca alla Regione Basilicata promuovere l’azione richiesta: un tavolo istituzionale con Governo, Regione Puglia, gestore dell’infrastruttura e tutti gli attori interessati. Il tempo delle parole lascia spazio alla responsabilità delle scelte tecniche e finanziarie. Se l’Italia vuole uno sviluppo equilibrato e competitivo, la sfida delle infrastrutture nel Mezzogiorno non è più rinviabile. Intanto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha inviato una nota formale al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, richiedendo un confronto urgente sul futuro del servizio Freccia Rossa Alta Velocità sulla direttrice Taranto–Potenza–Salerno–Roma. Al centro della richiesta vi sono perplessità molto concrete: la possibile richiesta di finanziamento a carico della Regione per garantire la prosecuzione del collegamento e le ripercussioni economiche e sociali che la sua sospensione provocherebbe. Decaro sottolinea che la linea ionica verso il Tirreno rappresenta una cerniera essenziale fra Puglia, Basilicata e la Capitale. La sua interruzione — avverte il presidente — determinerebbe un «evidente pregiudizio sociale ed economico» con una «pesante frattura dei territori interessati». Non è una semplice lamentela retorica: si tratta di un collegamento che, secondo la Regione, ad oggi costituisce l’unico collegamento realmente efficiente tra la città di Taranto e Roma. Nella nota Decaro richiama un principio tanto politico quanto costituzionale: «Il Mezzogiorno e la Puglia hanno diritto a collegamenti veloci, frequenti e affidabili, con bassi tempi di percorrenza, in condizioni di piena parità rispetto al resto del Paese ed in un quadro di effettiva coesione territoriale».