
di Giovanni Gioioso
Sabato, nei corridoi luminosi dei supermercati italiani, è successo qualcosa che raramente trova spazio nel rumore quotidiano delle notizie: un gesto collettivo, semplice e concreto, che ha preso la forma di una scatola di pasta, di una bottiglia d’olio, di un pacco di riso lasciato nel carrello della solidarietà. La 29ª Giornata Nazionale della Colletta Alimentare ha attraversato il Paese come una rete silenziosa, coinvolgendo 12 mila punti vendita e milioni di persone. Il risultato è stato sorprendente anche nei numeri: 8.300 tonnellate di alimenti raccolti, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Nel Materano, dove l’iniziativa ha coinvolto 34 supermercati, il segnale è stato ancora più evidente: 17 tonnellate raccolte e una crescita del 20%. Ma più dei numeri, colpisce la continuità di un gesto che si rinnova ogni anno senza perdere significato. Tra gli scaffali e le casse, il tempo della spesa si è trasformato per molti in un tempo diverso. Un tempo in cui la scelta non riguardava solo cosa acquistare, ma cosa donare. Famiglie, studenti, anziani, volontari: oltre 5 milioni di cittadini hanno partecipato a un’azione che non chiede protagonismi, ma presenza. A ricordare il senso profondo di questa giornata è stato il cardinale Matteo Zuppi, Presidente della CEI, con una frase semplice e diretta: “Se cresce la povertà deve crescere anche la solidarietà”. Un principio che non ha bisogno di interpretazioni, ma di essere vissuto. E che si intreccia con le parole pronunciate da Papa Leone XIV, quando ha invitato a “creare segni di speranza” in un tempo attraversato da fragilità diffuse. Anche le istituzioni hanno voluto partecipare in prima persona. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aderito all’iniziativa, confermando un’attenzione che va oltre il protocollo e si inserisce in una tradizione di vicinanza concreta. Sul piano sociale, il contesto resta complesso. L’ultimo rapporto BES dell’Istat fotografa un Paese in cui quasi un italiano su cinque teme di cadere in povertà. Una percezione che racconta insicurezza, precarietà, distanza crescente tra condizioni di vita. Eppure, proprio in questo scenario, la Colletta Alimentare sembra restituire un’immagine diversa: quella di una comunità che, pur tra difficoltà, non rinuncia alla possibilità di sostenersi. Grazie a quanto raccolto, il Banco Alimentare potrà assistere nei prossimi mesi circa 1,8 milioni di persone attraverso una rete di 7.600 enti caritativi. Un lavoro che non si esaurisce in una giornata, ma si estende lungo tutto l’anno, tra recupero delle eccedenze, lotta allo spreco e costruzione di reti sociali più solide. La Colletta si inserisce anche nel quadro della Giornata Mondiale dei Poveri 2025 e si svolge con il patrocinio del Comitato nazionale per l’VIII centenario della morte di San Francesco, insieme alla collaborazione di numerose realtà associative e istituzionali, dalle Società di San Vincenzo De Paoli all’Aeronautica Militare, dagli Alpini al Lions International. Alla fine, resta un’immagine semplice: quella di una persona che, facendo la spesa, decide di aggiungere qualcosa in più. Un gesto minimo, quasi invisibile. Ma è proprio lì che, ogni anno, si misura la distanza tra indifferenza e comunità.