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Il lavoro che uccide: Basilicata oltre la soglia di allarme

9 Luglio 2025

di Giovanni Gioioso

La Basilicata si ritrova ancora una volta a fare i conti con un primato che pesa, e che racconta più di quanto dicano i numeri assoluti. Secondo l’ultima indagine sugli infortuni mortali sul lavoro, la regione registra un’incidenza di 11,6 decessi ogni milione di occupati: un dato superiore del 25% rispetto alla media nazionale. Un valore che la colloca tra le aree più critiche del Paese, insieme a Umbria, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sicilia, Puglia e Campania. Non è una questione circoscritta a un territorio, ma un problema strutturale che attraversa l’Italia intera. Il report parla chiaro: nei primi cinque mesi del 2025 le vittime sul lavoro sono state 386, in aumento del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. A guidare la triste classifica per numeri assoluti è la Lombardia con 42 morti, seguita da Veneto (30) e Campania (25). Ma è proprio il dato relativo a rendere ancora più allarmante la situazione lucana: solo sette decessi, ma su una platea di lavoratori molto più ridotta. È questo squilibrio a far emergere con forza la vulnerabilità del territorio. L’ultimo episodio, avvenuto il 26 giugno a Colobraro, ha riportato il tema al centro dell’attenzione. Un operaio ha perso la vita, schiacciato da un cancello a scorrimento automatico improvvisamente crollato. Una morte che si aggiunge a una lista già lunga e che riapre interrogativi profondi sull’efficacia dei sistemi di prevenzione e controllo, soprattutto nei contesti più esposti. A preoccupare sono anche le caratteristiche delle vittime. L’analisi evidenzia come il rischio aumenti con l’età: la fascia tra i 55 e i 64 anni è la più colpita, con 102 morti, mentre gli over 65 registrano un’incidenza ancora più alta. Un dato che richiama l’attenzione su condizioni lavorative spesso più gravose per chi resta attivo più a lungo. Le donne decedute sono 18 sul luogo di lavoro, ma il numero sale a 37 considerando anche gli incidenti in itinere. Significativa anche la quota di lavoratori stranieri: 87 vittime complessive, di cui 56 morte direttamente sul posto di lavoro. I settori più esposti restano quelli tradizionalmente più rischiosi. L’edilizia guida la classifica con 45 morti nei primi cinque mesi dell’anno, seguita dal manifatturiero (43) e dal comparto trasporti e logistica (33). Ambiti dove spesso si intrecciano ritmi elevati, condizioni operative complesse e, non di rado, carenze nei sistemi di sicurezza. Anche la distribuzione settimanale degli incidenti offre spunti di riflessione: il lunedì è il giorno più critico, con il 24,2% dei decessi, seguito dal venerdì con il 21,3%. Un andamento che potrebbe riflettere sia la ripresa delle attività dopo il fine settimana sia la stanchezza accumulata a fine ciclo lavorativo. Il quadro che emerge è quello di un’emergenza che non può più essere affrontata con interventi episodici. La Basilicata, con il suo tasso di incidenza così elevato, diventa simbolo di una fragilità più ampia: quella di un sistema che fatica a garantire sicurezza in modo uniforme. Dietro ogni numero c’è una vita spezzata, e un sistema produttivo che deve interrogarsi profondamente su regole, controlli e cultura della prevenzione. Perché il lavoro non può continuare a essere, per troppi, un rischio mortale.

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