

export alimentare made in italy pasta e riso
di Giovanni Gioioso
La pasta italiana continua a essere un simbolo globale del Made in Italy e, al tempo stesso, un fenomeno economico di straordinaria portata. In un mondo in cui i consumi sfiorano i 14 milioni di tonnellate, l’immaginario resta invariato: se si mangia pasta, si pensa all’Italia. Un legame identitario che si traduce in numeri record e in una domanda internazionale in costante crescita. L’Italia resta il primo consumatore mondiale, con oltre 23 chili pro capite all’anno, ma è soprattutto il principale ambasciatore della pasta nel mondo. Nel 2024, infatti, il 58% della produzione nazionale è stato destinato ai mercati esteri, confermando la centralità dell’export per il comparto. Secondo un’elaborazione di Unione Italiana Food su dati ISTAT, le esportazioni hanno superato le 2.420.345 tonnellate, in crescita del +9,1% rispetto al 2023, per un valore che ha raggiunto i 4,02 miliardi di euro (+4,8%). In termini concreti, si tratta di circa 80 milioni di porzioni di pasta italiana servite ogni giorno in case e ristoranti di quasi 200 Paesi nel mondo. Un dato che racconta non solo la forza produttiva del settore, ma anche la sua capacità di penetrazione culturale. Sul fronte geografico, il 62,9% dell’export resta concentrato nei Paesi dell’Unione Europea, pari a circa 1,5 milioni di tonnellate, mentre il 37,1% raggiunge mercati extra UE, tra America, Asia, Africa e Oceania. Tra i principali importatori si confermano Germania (467.183 tonnellate), Stati Uniti (302.177), Regno Unito (283.478), Francia (278.511) e Giappone (69.589), mercati storicamente strategici per il settore. Ma il dato più dinamico arriva dalle crescite. La domanda di pasta italiana aumenta in modo significativo in molte aree del mondo: tra il 5% e il 20% in Paesi come Svezia, Canada, Polonia, Arabia Saudita, Brasile, Cina, Repubblica Ceca, Croazia, Romania, Albania, Portogallo, Malta e Libano. Ancora più marcato l’incremento, tra il 20% e il 50%, in mercati come Stati Uniti, Corea del Sud, Ucraina, Colombia, Serbia, Turchia, Vietnam, Oman e Uruguay. Spiccano infine aumenti superiori al 50% in Paesi come Messico, Argentina, Etiopia, Eritrea, Sri Lanka e Paraguay. Una geografia in espansione che conferma come la pasta italiana non sia più soltanto un alimento, ma un linguaggio universale capace di adattarsi a culture diverse senza perdere la propria identità. Il successo globale è il risultato di una combinazione unica: qualità della materia prima, tradizione produttiva e capacità industriale di competere su scala internazionale.