

Crisi idrica, Cia serve un tavolo permanente alla Regione
di Giovanni Gioioso
L’Italia è sempre più un Paese “assetato”. Non è più soltanto una percezione legata alle estati torride o ai periodi di emergenza idrica, ma un dato strutturale che fotografa una trasformazione profonda del rapporto tra territorio, clima e risorse naturali. A dirlo è la Community Valore Acqua per l’Italia di The European House – Ambrosetti, che segnala un dato difficile da ignorare: in un solo anno le risorse idriche rinnovabili hanno subito una riduzione del 51,5% rispetto alla media storica dal 1950. Un crollo che non ha precedenti recenti e che colloca la Penisola in una posizione critica anche nel contesto europeo. L’Italia è infatti il quarto Paese dell’Unione Europea per stress idrico, con un indice pari a 3,3 su 5. Peggio fanno solo Belgio, Grecia e Spagna, ma il dato italiano conferma una vulnerabilità ormai strutturale, legata sia ai cambiamenti climatici sia alla pressione crescente esercitata dai consumi e dall’uso del suolo. Il quadro interno è ancora più netto: sono già 12 le regioni italiane classificate ad alto stress idrico, e la tendenza non è destinata a migliorare nel breve periodo. Le aree più esposte sono quelle del Mezzogiorno e del Centro-Sud, con Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia in cima alla lista. Subito dopo si collocano Campania, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Molise, Sardegna e Abruzzo. Si tratta di territori diversi per caratteristiche geografiche ed economiche, ma accomunati da un elemento sempre più evidente: la difficoltà nel garantire un equilibrio stabile tra domanda e disponibilità di acqua. Le cause sono molteplici e intrecciate. Da un lato l’aumento delle temperature medie, che accelera l’evaporazione e riduce la disponibilità delle riserve; dall’altro l’impatto dell’attività umana, che incide sulla capacità del territorio di trattenere e distribuire la risorsa. Il 2023 ha rappresentato un anno particolarmente critico, con condizioni climatiche che hanno amplificato la pressione sugli ecosistemi idrici. E le prospettive non indicano un’inversione di tendenza. Secondo le stime della Community Valore Acqua, entro il 2030 lo stress idrico è destinato ad aumentare ulteriormente in alcune regioni: +8,7% in Liguria, +6,1% in Friuli-Venezia Giulia e +5,7% nelle Marche. Numeri che segnalano come il fenomeno non sia più circoscritto alle aree tradizionalmente più aride, ma stia progressivamente interessando anche territori storicamente considerati meno vulnerabili. Un cambiamento che impone una revisione delle strategie di gestione della risorsa idrica, non più pensate solo in chiave emergenziale ma strutturale.