

di Giovanni Gioioso
La Basilicata si conferma una terra complessivamente sicura, un’oasi di vivibilità e coesione sociale protetta da una fitta e capillare rete di presidi istituzionali, ma che tuttavia non può abbassare la guardia di fronte alle insidie provenienti dai territori limitrofi. È questa la fotografia nitida e realistica emersa in occasione delle celebrazioni ufficiali per il 212/o anniversario di fondazione dell’Arma dei Carabinieri, tenutesi nella cornice della Caserma Lucania di Potenza. Nel corso della cerimonia, che ha tracciato il bilancio operativo dell’attività svolta dal 1° giugno 2025 al 31 maggio 2026, sono stati resi noti i dati numerici di un anno di intenso lavoro sul campo: 427 persone arrestate e 3.412 denunciate a piede libero. Complessivamente, l’Arma ha perseguito 8.375 delitti sul territorio regionale, riuscendo a individuarne gli autori in 3.023 casi. Cifre che testimoniano una risposta investigativa tempestiva ed efficiente, capace di garantire un costante presidio della legalità. Ad analizzare la situazione della sicurezza regionale è stato il comandante della Legione Carabinieri Basilicata, il generale di Brigata Luca Mennitti, il quale ha delineato i contorni di un panorama criminale articolato e in continua mutazione. “In questa regione i fenomeni criminali sono i più disparati – ha sottolineato il generale Mennitti nel suo intervento –. La Basilicata ha bisogno ancora di una struttura presidiaria molto articolata e complessa, sia per garantire una costante vicinanza al cittadino, sia per prevenire e contrastare tutti quei fenomeni che purtroppo registrano una crescita costante, come le odiose truffe ai danni degli anziani e i reati legati alla violenza di genere”. Accanto alle fenomenologie delittuose di prossimità, l’attenzione delle forze dell’ordine resta focalizzata sulle sfide più moderne e complesse. Il comandante ha evidenziato l’importanza di mantenere un dispositivo di sicurezza altamente specializzato, competente e pronto a fronteggiare le insidie digitali, i crimini informatici, le truffe online e, soprattutto, i tentativi di penetrazione del tessuto economico e sociale da parte della criminalità organizzata. Sebbene la Basilicata mantenga saldamente lo status di terra sicura e resti immune da organizzazioni mafiose autoctone di stampo tradizionale e tentacolare, la sua particolare conformazione geografica la espone inevitabilmente a forti pressioni esterne. La regione si trova infatti stretta in un abbraccio geopolitico complesso, confinando direttamente con aree ad altissima densità mafiosa. È proprio su questo fronte che si concentra la massima attenzione investigativa: la Basilicata soffre e subisce costanti tentativi di infiltrazione da parte dei clan mafiosi operanti nelle regioni vicine, ovvero la Calabria, la Puglia e la Campania. Le cosche della ‘ndrangheta calabrese, della criminalità foggiana e barese, così come i cartelli della camorra campana, guardano da tempo al territorio lucano come a un mercato appetibile e a un’area strategica in cui ripulire capitali ilversi, infiltrarsi negli appalti pubblici, nei settori commerciali e nel tessuto produttivo locale. La risposta dello Stato, garantita quotidianamente dall’Arma dei Carabinieri attraverso un monitoraggio incessante e un’azione preventiva di alto profilo, mira proprio a blindare i confini lucani per impedire che le logiche speculative e predatorie delle mafie limitrofe possano radicarsi, preservando così la vocazione pacifica, pulita e sicura della Basilicata.