
di Giovanni Gioioso
Nel 2023 la spesa farmaceutica convenzionata torna a crescere, confermando un trend di lieve ma costante incremento a livello nazionale. Secondo un report dell’AIFA, nel periodo gennaio-dicembre la spesa netta a carico del Servizio sanitario nazionale ha registrato un aumento complessivo rispetto all’anno precedente, con differenze significative tra le regioni italiane. Nel Molise la spesa farmaceutica convenzionata si è attestata a circa 39,7 milioni di euro, con un incremento di 673 mila euro rispetto al 2022, pari a +1,7%. Il dato riflette un andamento sostanzialmente stabile, ma comunque in crescita, in linea con l’aumento della domanda di farmaci erogati attraverso le farmacie pubbliche e private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. I dati AIFA si basano sul flusso informativo delle prestazioni farmaceutiche e fotografano un sistema in cui il consumo di medicinali continua a rappresentare una componente importante della spesa sanitaria pubblica. A livello territoriale emergono però differenze marcate. Tra le regioni con gli incrementi più significativi figurano la Sardegna (+2,9%), le Marche (+2,8%), la Provincia autonoma di Trento (+2,4%) e la Basilicata (+2,3%), che si colloca tra i territori con la crescita più sostenuta della spesa. Sul fronte opposto si registrano invece flessioni in alcune regioni del Centro-Sud. L’Umbria segna il calo più netto (-4,3%), seguita dalla Toscana (-1,3%), dalla Campania (-1,0%) e dall’Abruzzo (-0,5%). Il quadro complessivo evidenzia un sistema farmaceutico regionale non omogeneo, in cui la spesa non segue un andamento uniforme ma risente di fattori demografici, organizzativi e sanitari differenti da territorio a territorio. Secondo l’AIFA, il lieve aumento registrato a livello nazionale è comunque coerente con l’andamento fisiologico della domanda sanitaria, influenzata dall’invecchiamento della popolazione, dall’accesso alle cure e dalla distribuzione dei servizi territoriali. Il dato conferma dunque una tendenza di fondo: la spesa farmaceutica convenzionata continua a rappresentare una voce stabile ma in lenta crescita del sistema sanitario italiano, con differenze regionali che riflettono ancora una volta le disuguaglianze territoriali nella gestione della salute pubblica.