

di Giovanni Gioioso
Nel 2023 la professione forense in Italia registra un arretramento significativo: gli avvocati iscritti alla Cassa Forense sono diminuiti dell’1,8%, pari a circa 4.000 professionisti in meno. Il numero complessivo scende così da 225.513 nel 2022 a 221.523 nel 2023, confermando un’inversione di tendenza dopo anni di crescita. Il fenomeno non è uniforme sul territorio. Il calo è più marcato nel Mezzogiorno (-3,3%), con punte particolarmente rilevanti in Calabria (-4,8%) e in Basilicata (-4,7%), dove la contrazione del numero di professionisti appare più netta rispetto al resto del Paese. Una dinamica che riflette un mercato legale sempre più competitivo e meno sostenibile nelle aree economicamente più fragili. Secondo Antonello Martinez, presidente dell’Associazione Italiana Avvocati d’Impresa, il dato va letto anche in chiave strutturale. L’Italia resta infatti il Paese europeo con la maggiore densità di avvocati: circa 400 ogni 100 mila abitanti, contro i 300 della Spagna, i 200 della Germania e i 100 della Francia. Numeri che collocano il sistema forense italiano in una condizione di evidente sovraffollamento. Il calo degli iscritti non è però distribuito in modo omogeneo. Alcuni ordini professionali registrano flessioni molto più drastiche: è il caso dell’Aquila, dove gli iscritti crollano del 36,6%, passando da 525 a 333 in un solo anno. Anche Caltanissetta segna una riduzione significativa (-7,2%), mentre in controtendenza si segnala una crescita in Lombardia (+1%) e soprattutto nel distretto di Messina (+16,4%), uno dei pochi casi di espansione nel panorama nazionale. Sul fronte economico, la riduzione della concorrenza in alcune aree del Sud ha prodotto un effetto paradossale: un lieve aumento dei redditi medi. In Sicilia, Calabria e Puglia si registrano incrementi tra il 9% e il 10%, anche se i livelli restano comunque molto bassi rispetto alla media nazionale. Il reddito medio degli avvocati italiani si attesta infatti a 44.654 euro, mentre nel Mezzogiorno resta inferiore del 40-50%. In Sicilia il reddito medio cresce del 10,6%, passando da 25.811 a 28.558 euro. Segue la Calabria con +9,5% e la Puglia con +9,2%. All’opposto, la Valle d’Aosta registra una flessione del 3,7%, con redditi medi che scendono a 52.039 euro. Il quadro complessivo disegna una professione sempre più polarizzata. Da un lato i grandi studi concentrati tra Milano e Roma, protagonisti di processi di aggregazione e specializzazione; dall’altro una frammentazione diffusa sul territorio, dove la redditività resta bassa e spesso insufficiente a garantire stabilità. Martinez sottolinea anche un nodo strutturale: il lungo e complesso percorso formativo richiesto per accedere alla professione in Italia, che contribuisce a rendere il mercato più rigido rispetto ad altri Paesi. Un sistema che, secondo molti osservatori, avrebbe bisogno di una revisione profonda per riequilibrare accesso, sostenibilità economica e qualità del servizio legale.