

di Daniela Mariano
La ripresa c’è, ma si vede appena. E soprattutto non basta. Nel 2026 i consumi delle famiglie italiane sono attesi in crescita dello 0,8%, pari a circa 9,1 miliardi di euro in più rispetto al 2025. Un segnale positivo, almeno sulla carta. Ma dietro questo dato si nasconde una realtà ben più preoccupante: la maggior parte di queste risorse viene assorbita da spese che non si possono evitare. È quanto emerge dalle stime elaborate da Confesercenti insieme al CER, che delineano uno scenario in cui la crescita resta fragile, quasi bloccata. A pesare sono le cosiddette spese obbligate: alimentari, casa, energia. Voci che divorano il bilancio familiare e lasciano sempre meno spazio a tutto il resto. Il risultato è un paradosso economico: i redditi crescono, ma la capacità di spesa reale resta compressa. Le famiglie guadagnano qualcosa in più, ma non riescono a trasformarlo in consumi. O meglio, lo fanno solo per coprire ciò che è indispensabile. Il commercio, infatti, resta fermo. Le previsioni indicano un aumento dei volumi di vendita appena dello 0,2%, praticamente una stagnazione. Un dato che suona come un campanello d’allarme per un settore già provato da anni di crisi, pandemia e inflazione. A sostenere, almeno in parte, i consumi è l’aumento dell’occupazione e una serie di interventi fiscali che dovrebbero alleggerire il carico sui lavoratori: detassazione dei rinnovi contrattuali, premi di produttività, incentivi per il lavoro notturno e festivo, oltre a misure per il pubblico impiego. Tutti interventi che, secondo le stime, genereranno circa 1,8 miliardi di euro di reddito disponibile in più. Ma anche qui la realtà ridimensiona l’ottimismo. Di questi 1,8 miliardi, solo 1,5 si trasformeranno effettivamente in consumi. Il resto verrà assorbito da risparmi forzati o, più spesso, dall’aumento dei costi della vita. Il punto critico è proprio questo: l’inflazione, pur rallentata rispetto ai picchi precedenti, continua a incidere profondamente sui comportamenti delle famiglie. Il carrello della spesa pesa di più, le bollette restano alte, e la casa continua a rappresentare una delle principali voci di spesa. In questo contesto, ogni euro in più viene immediatamente “mangiato” dalle necessità. Le conseguenze sono evidenti. Le spese discrezionali – quelle per il tempo libero, l’abbigliamento, la ristorazione, i servizi – restano compresse. E sono proprio queste a fare la differenza per il commercio e per la vitalità dell’economia. Senza di esse, la crescita resta debole, incapace di generare un vero effetto moltiplicatore. Si tratta di un equilibrio sempre più precario. Le famiglie italiane si trovano a gestire bilanci rigidi, dove il margine di manovra è ridotto al minimo. Ogni imprevisto – una spesa sanitaria, un aumento improvviso dei costi – rischia di far saltare tutto.