
di Giovanni Gioioso
La campagna del pomodoro da industria di Conserve Italia è entrata nel pieno della sua attività, confermando il ruolo centrale del gruppo cooperativo nel panorama agroalimentare italiano e internazionale. Con i marchi Cirio, Valfrutta, Jolly Colombani e Pomodorissimo-Santarosa (in licenza), la realtà cooperativa si prepara a una stagione che segna numeri in crescita e un ulteriore salto in termini di sostenibilità e innovazione. Il dato più rilevante riguarda i volumi: nel 2025 Conserve Italia punta a trasformare 515.000 tonnellate di pomodoro 100% italiano, con un incremento del 19,5% rispetto all’anno precedente. Una produzione che nasce da oltre 6.000 ettari coltivati dai soci nelle principali aree vocate del Paese: Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Puglia e Basilicata. Un sistema produttivo che coinvolge 36 cooperative agricole e che garantisce una presenza consolidata del gruppo in oltre 80 mercati internazionali. La macchina industriale è già a pieno regime. Circa 1.400 lavoratori stagionali sono stati assunti per sostenere l’attività dei cinque stabilimenti coinvolti nella trasformazione, attiva dalla seconda metà di luglio fino a fine settembre. Nel dettaglio, lo stabilimento di Pomposa (Ferrara), tra i più grandi in Europa nel settore delle conserve vegetali, impiega oltre 550 addetti e lavorerà 260.000 tonnellate di pomodoro. A XII Morelli (Ferrara) sono impegnati 70 lavoratori per 38.000 tonnellate, mentre a Ravarino (Modena) la produzione prevista è di 80.000 tonnellate, di cui 18.000 biologiche, con 120 addetti stagionali. Nel centro di Albinia (Grosseto) sono impiegati 200 lavoratori per una trasformazione di 84.000 tonnellate, mentre lo stabilimento di Mesagne (Brindisi), con 450 stagionali, punta a 53.000 tonnellate, in larga parte di pomodoro lungo destinato alle linee dei pelati. Una distribuzione geografica che riflette la struttura diffusa della filiera e il radicamento territoriale del comparto. La campagna 2025 segna anche un passaggio industriale significativo. Per la prima volta entrano in funzione tutti e cinque i nuovi evaporatori a ricompressione meccanica, denominati “Thor”, parte di un piano di investimenti da oltre 86 milioni di euro, di cui 25 milioni destinati a questa specifica tecnologia. Gli impianti permettono una riduzione stimata di circa 12.000 tonnellate di CO₂ all’anno, oltre a un miglioramento dell’efficienza energetica, della qualità del prodotto e della gestione delle risorse idriche. Parallelamente, favoriscono una maggiore digitalizzazione dei processi e condizioni di lavoro più moderne e sicure. A Pomposa è inoltre in corso l’ampliamento del magazzino automatizzato, che arriverà a 120.000 posti pallet, insieme all’introduzione di 23 mezzi a guida autonoma per la movimentazione interna delle merci. Un’evoluzione tecnologica che punta a rafforzare tracciabilità, efficienza e sicurezza lungo tutta la catena produttiva. Il gruppo sottolinea come il modello cooperativo resti il cuore del sistema: “La nostra forza è una filiera autentica che valorizza il pomodoro italiano, generando reddito per il sistema agricolo nazionale”, evidenzia la direzione aziendale, ricordando anche le difficoltà iniziali della stagione legate alle piogge primaverili che hanno ritardato i trapianti. Dal punto di vista strategico, la direzione generale ribadisce l’impegno verso un approccio integrato che unisce innovazione e sostenibilità: dal campo alla trasformazione industriale fino al prodotto finito. L’obiettivo è rafforzare la competitività del pomodoro italiano sui mercati globali, puntando su qualità, tracciabilità e riduzione dell’impatto ambientale.