

di Giovanni Gioioso
Tra le immagini più iconiche del Mezzogiorno italiano, il Cristo Redentore di Maratea in Basilicata domina il paesaggio con la sua imponenza e il suo significato simbolico. Situata sulla sommità del Monte San Biagio, la statua rappresenta non solo un importante punto di riferimento religioso, ma anche un emblema identitario per la comunità locale e per l’intera Basilicata. La storia del Cristo di Maratea è relativamente recente, ma profondamente radicata nella tradizione e nella spiritualità del territorio. L’idea di realizzare una grande statua nacque negli anni Cinquanta del Novecento, in un periodo in cui molte località italiane cercavano di rilanciarsi anche attraverso opere monumentali capaci di attrarre visitatori e rafforzare il senso di appartenenza. Il progetto fu promosso dal conte Stefano Rivetti di Val Cervo, imprenditore piemontese che aveva investito nello sviluppo turistico della zona. Per la realizzazione dell’opera venne scelto lo scultore fiorentino Bruno Innocenti, artista di grande esperienza e direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Innocenti concepì una statua diversa rispetto ad altre raffigurazioni del Cristo: non un volto sofferente o drammatico, ma una figura serena, con le braccia aperte in un gesto di accoglienza e protezione. Questa scelta stilistica contribuì a rendere l’opera particolarmente suggestiva e riconoscibile. I lavori iniziarono nel 1963 e si conclusero nel 1965. La statua, alta circa 21 metri, è realizzata in cemento e rivestita con un particolare impasto di cemento e scaglie di marmo di Carrara, che le conferisce una luminosità speciale, soprattutto alla luce del sole. La posizione scelta, a oltre 600 metri di altitudine, rende il Cristo visibile da gran parte della costa tirrenica lucana, creando un forte impatto visivo e simbolico. Il luogo su cui sorge la statua non è casuale. Il Monte San Biagio è da secoli un punto di riferimento religioso per Maratea, già sede di antichi luoghi di culto. Poco distante dal Cristo si trovano infatti i resti della basilica di San Biagio, santo patrono della città, le cui reliquie sono custodite proprio a Maratea. La presenza della statua si inserisce quindi in una continuità spirituale che lega passato e presente. Nel corso degli anni è diventato una meta turistica di grande richiamo. Visitatori provenienti da tutta Italia e dall’estero salgono fino alla vetta per ammirare non solo la statua, ma anche il panorama mozzafiato che abbraccia il Golfo di Policastro. L’opera ha contribuito in modo significativo alla valorizzazione turistica del territorio, trasformando Maratea in una delle destinazioni più note della Basilicata. Oltre al suo valore artistico e paesaggistico ha assunto un forte significato simbolico. Le sue braccia aperte verso il mare sono spesso interpretate come un segno di accoglienza, ma anche come una protezione per i naviganti e per l’intera comunità. In questo senso, la statua rappresenta un punto di incontro tra fede, cultura e identità locale. La sua presenza imponente e silenziosa continua a raccontare una storia di fede, arte e territorio, contribuendo a mantenere vivo il legame tra la comunità e le sue radici.