

di Giovanni Gioioso
Mentre il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ufficialmente comunicato che è in corso di pubblicazione il decreto ministeriale volto a prorogare fino al ventidue maggio il taglio delle accise sui carburanti che era originariamente in scadenza, l’Ufficio studi della Cgia ha acceso i riflettori su una situazione economica allarmante, stimando in quasi ventinove miliardi di euro il conto complessivo che famiglie e imprese italiane saranno costrette a sostenere nel corso di quest’anno per far fronte ai pesanti rincari di luce, gas e prodotti petroliferi causati direttamente dallo shock energetico e dalle tensioni internazionali seguite allo scoppio della crisi nel Golfo Persico, un’ondata di rincari che rischia di mettere in ginocchio la capacità di spesa dei cittadini e di compromettere la liquidità di migliaia di aziende, delineando una mappa dettagliata in cui la fetta più pesante e gravosa dell’intera stangata riguarda proprio i carburanti per autotrazione con tredici miliardi e mezzo di euro di extracosti e un incremento del venti virgola quattro percento rispetto ai valori registrati nel 2015, a cui si aggiungono i dieci miliardi e duecento milioni di euro necessari per coprire gli aumenti dell’energia elettrica con un rincaro del dodici virgola nove percento e i cinque miliardi di euro imputabili ai maggiori costi del gas che segnano una crescita del quattordici virgola sei percento, evidenziando come una pressione finanziaria di tale portata non colpirà in modo uniforme l’intero territorio nazionale ma si abbatterà con particolare ferocia sui principali motori produttivi del Paese, ovvero sulle regioni più popolose e caratterizzate da una maggiore concentrazione di attività commerciali, artigianali e manifatturiere, a cominciare dalla Lombardia che registrerà l’impatto economico più devastante con una maggiore spesa stimata in cinque miliardi e mezzo di euro pari a un aumento del quindici virgola uno percento rispetto al duemilaventicinque, seguita a ruota dall’Emilia-Romagna dove i rincari toccheranno quota tre miliardi di euro con un incremento percentuale del sedici virgola uno e dal Veneto che dovrà fare i conti con un aggravio di due miliardi e novecento milioni di euro, pari al quindici virgola otto percento in più, confermando che la crisi energetica in corso rappresenta una seria ipoteca non soltanto sui bilanci delle famiglie più vulnerabili ma soprattutto sulla competitività dell’intero sistema economico italiano.