

di Daniela Mariano
C’è una domanda semplice, quasi disarmante, che accompagna il nuovo programma di screening polmonare della Basilicata: “Perché non farlo?”. Una domanda che è anche una sfida culturale, perché quando si parla di tumori, la differenza tra diagnosi precoce e ritardo può essere decisiva. La Regione Basilicata sceglie di investire proprio su questo terreno, quello della prevenzione, spesso trascurato ma fondamentale. Il nuovo programma, coordinato dall’IRCCS CROB, nasce con un obiettivo chiaro: intercettare le patologie neoplastiche nelle fasi iniziali, quando le possibilità di cura sono più alte e gli interventi meno invasivi. L’iniziativa sarà presentata ufficialmente il 22 gennaio 2026 nella Sala Inguscio di Potenza, ma il messaggio è già chiaro: non aspettare i sintomi, non rimandare, non ignorare i segnali. Agire prima può cambiare tutto. Il programma si rivolge a una platea ampia, circa 195 mila cittadini lucani tra i 50 e i 74 anni, una fascia d’età in cui il rischio aumenta e la prevenzione diventa ancora più strategica. Lo strumento principale sarà la TAC del torace a basso dosaggio, un esame rapido e poco invasivo, in grado di individuare eventuali lesioni in fase precoce. Ed è proprio qui che si gioca la partita più importante. Perché il tumore al polmone, spesso silenzioso nelle fasi iniziali, viene ancora oggi diagnosticato troppo tardi. Quando i sintomi compaiono, in molti casi la malattia è già avanzata. Lo screening, invece, permette di anticipare i tempi, di vedere ciò che altrimenti resterebbe nascosto. Il finanziamento previsto, pari a 490 mila euro annui a valere sul Fondo sanitario regionale, non è solo una cifra: è una scelta politica precisa. Significa investire non solo nella cura, ma soprattutto nella prevenzione. Significa riconoscere che salvare vite passa anche – e forse soprattutto – dalla capacità di arrivare prima. Durante la presentazione saranno illustrati i dettagli operativi e le modalità di accesso, ma il vero nodo resta la partecipazione dei cittadini. Perché uno screening, per funzionare davvero, ha bisogno di adesione, di fiducia, di consapevolezza. E qui entra in gioco anche la comunicazione. Il coinvolgimento dell’attore Dino Paradiso come testimonial della campagna non è casuale: serve a parlare un linguaggio più diretto, più vicino alle persone, capace di superare paure e diffidenze. Accanto a lui, saranno presenti le istituzioni regionali e i vertici sanitari, tra cui l’assessore Cosimo Latronico e il direttore generale Domenico Tripaldi, insieme ai responsabili scientifici del progetto, come Massimo De Fino e Maria Imma Lancellotti. Ma oltre ai nomi e ai numeri, resta il senso profondo dell’iniziativa: cambiare mentalità. Passare da una medicina che interviene quando il problema esplode a una sanità che previene, intercetta, protegge. La prevenzione non è solo un atto sanitario, è una scelta personale. Richiede attenzione, responsabilità, ma soprattutto la volontà di prendersi cura di sé prima che sia troppo tardi. “Perché non farlo?” non è solo uno slogan. È un invito concreto, quasi urgente. Perché in gioco non c’è solo un esame da fare, ma la possibilità di guadagnare tempo. E, in molti casi, vita.