

di Daniela Mariano
La produzione di olio in Basilicata torna a crescere dopo l’annata difficile segnata dalla siccità. Le stime indicano un raccolto atteso intorno alle 18 mila tonnellate, con un incremento del 37% rispetto al 2024. Un dato che, secondo Coldiretti Basilicata, rappresenta un segnale di ripresa importante per uno dei comparti simbolo dell’agricoltura regionale, anche se ancora esposto alla variabilità climatica. Il miglioramento, spiegano dall’organizzazione, è stato reso possibile soprattutto dalle piogge estive. Non particolarmente abbondanti, ma sufficienti a evitare il peggior scenario possibile. “Consolidato dalle piogge estive, che seppure non copiose hanno salvato le buone premesse della fioritura primaverile”, sottolinea Coldiretti, evidenziando come l’equilibrio tra fasi climatiche abbia permesso alle piante di completare il ciclo produttivo in condizioni meno critiche rispetto all’anno precedente. Il dato positivo della produzione, tuttavia, si inserisce in un contesto più ampio che resta complesso per l’intero settore olivicolo italiano. A ricordarlo è il vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol, David Granieri, che richiama l’attenzione non solo sulle quantità, ma soprattutto sulle regole e sulla qualità della filiera. “La campagna 2025 si apre con la novità di un decreto che impone l’obbligo di registrare i movimenti delle olive entro 6 ore dall’acquisto, senza interruzioni e si chiude definitivamente l’epoca delle olive senza nome e senza provenienza”, ha dichiarato Granieri, sottolineando il valore del nuovo sistema di tracciabilità. Un passaggio considerato strategico per rafforzare la trasparenza del settore e contrastare pratiche poco chiare che in passato hanno penalizzato i produttori onesti e indebolito la reputazione del comparto. Il tema della tracciabilità si lega direttamente alla competizione sui mercati internazionali, dove l’olio extra vergine italiano continua a occupare una posizione di eccellenza, ma deve confrontarsi con una concorrenza sempre più agguerrita. La qualità, insieme alla certificazione dell’origine, diventa quindi un elemento decisivo non solo per la tutela del consumatore, ma anche per la tenuta economica delle imprese agricole. Nonostante il recupero produttivo, Coldiretti richiama l’attenzione su un punto considerato centrale: la crescita dei volumi non può far abbassare la guardia sulle criticità strutturali del settore. “L’aumento di produzione non deve distogliere dall’urgenza di investimenti in infrastrutture, ricerca e innovazione in tutte le aree del Paese”, ha evidenziato ancora Granieri, indicando le direttrici su cui intervenire per garantire stabilità e competitività nel medio e lungo periodo. Tra le priorità indicate figurano il miglioramento delle reti irrigue, il sostegno alla ricerca varietale, la digitalizzazione delle aziende agricole e l’adeguamento delle infrastrutture logistiche. Elementi considerati fondamentali in un contesto in cui i cambiamenti climatici rendono sempre più instabili le produzioni e aumentano la necessità di strumenti di prevenzione e adattamento. Per la Basilicata, la campagna 2025 rappresenta dunque un punto di equilibrio tra ripresa produttiva e fragilità strutturali. Il +37% stimato rispetto allo scorso anno restituisce fiducia agli operatori del settore, ma non cancella le difficoltà legate alla dipendenza dal clima e alla frammentazione delle aziende agricole.