

di Giovanni Gioioso
Dopo undici anni di produzione e oltre due milioni di unità vendute nel mondo, la Jeep Renegade si prepara a uscire di scena dal mercato europeo. Un addio che non è solo la fine di un modello, ma l’inizio di una fase delicata per lo stabilimento Stellantis di Melfi, dove il SUV è nato nel 2014 e ha rappresentato uno dei pilastri produttivi dell’impianto lucano. La notizia, riportata dalla rivista tedesca Auto Motor und Sport, parla di una produzione destinata a chiudersi entro la fine dell’anno. A confermarlo sarebbe stato un portavoce del marchio Jeep, che ha motivato la scelta con l’evoluzione del mercato e l’adeguamento alle normative ambientali europee, sempre più orientate all’elettrificazione. Con oltre 500 mila unità vendute solo in Europa, la Renegade è diventata una presenza stabile sulle strade italiane, al pari di modelli iconici come Fiat 500 e Panda. Ma il successo commerciale non basta più a garantirne la sopravvivenza in una fase in cui l’industria automobilistica sta cambiando rapidamente direzione. Per Melfi si tratta di un passaggio cruciale. Lo stabilimento lucano ha costruito una parte significativa della propria produzione proprio sulla Renegade, insieme ad altri modelli del gruppo. Ora, però, il ciclo si chiude e lascia spazio a una riconversione industriale già avviata ma tutt’altro che indolore. Secondo quanto riferito dal segretario generale della FIM CISL Basilicata, Gerardo Evangelista, la produzione della Renegade nello stabilimento sarebbe destinata a proseguire solo fino a ottobre. Dopo la pausa estiva, il sito entrerà in una nuova fase operativa: la Compass attuale uscirà di produzione, la Renegade resterà solo in versione mild-hybrid, mentre la 500X vedrà un incremento produttivo fino a 110 veicoli per turno. “È l’inizio della transizione verso la piattaforma elettrica STLA Medium, che ospiterà sette nuovi modelli”, spiega Evangelista, sottolineando però come la fase di passaggio presenti forti criticità. “Sarà una fase delicata, soprattutto per l’indotto, che rischia contraccolpi occupazionali rilevanti. Non tutti hanno ottenuto nuove commesse e molti lavoratori sono a rischio”. Il sindacato chiede misure di accompagnamento alla trasformazione industriale: cassa integrazione, riconoscimento dell’area di crisi complessa e soprattutto percorsi di formazione per evitare che la transizione tecnologica si traduca in una perdita occupazionale strutturale. La fine della Renegade segna anche la chiusura di una stagione industriale. Il modello, costruito sulla piattaforma “small-wide” derivata da Fiat, è stato per anni un simbolo di competitività per Melfi, contribuendo al rilancio dello stabilimento nel panorama automobilistico europeo. Oggi, però, quella base tecnica è considerata superata rispetto ai nuovi standard dell’elettrificazione. Jeep e Stellantis guardano avanti, puntando su nuovi modelli come Avenger, Compass e le future elettriche Recon e Wagoneer S, in linea con la strategia di progressiva conversione verso veicoli a batteria. Una trasformazione necessaria per restare competitivi, ma che impone tempi rapidi e un equilibrio complesso tra innovazione e tenuta occupazionale. Il contesto produttivo, intanto, resta fragile. I dati del primo trimestre 2025 diffusi dalla FIM CISL nazionale indicano per Melfi un calo del 64,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le auto prodotte sono scese sotto quota 10 mila, fermandosi a 8.890 unità. Un dato che colloca lo stabilimento lucano tra quelli più colpiti dal rallentamento del gruppo Stellantis, insieme a Pomigliano.