

di Daniela Mariano
Un grido chiaro, potente, che affonda le radici nella terra e guarda lontano: la Basilicata si stringe attorno alla sua razza podolica e rilancia con forza il valore di un patrimonio che è molto più di un simbolo zootecnico. È cultura, paesaggio, economia, identità. Nella suggestiva cornice del Lago Sirino, teatro della XIX Mostra Nazionale dei Bovini di Razza Podolica, l’assessore regionale alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Carmine Cicala, ha acceso i riflettori su una delle eccellenze più autentiche del territorio lucano. “Difendere la razza podolica significa difendere la nostra storia, i nostri paesaggi, il nostro futuro”, ha dichiarato con fermezza, dando voce a un’intera comunità. L’evento si è confermato molto più di una semplice esposizione: una dichiarazione d’intenti, un manifesto per un’agricoltura che non si piega alle logiche dell’omologazione, ma resiste e si rinnova nel segno della sostenibilità. La podolica, emblema dell’allevamento estensivo del Mezzogiorno, continua a vivere grazie al lavoro silenzioso e instancabile di centinaia di allevatori, veri custodi del territorio. Non solo produzione, ma anche tutela ambientale. Il pascolo naturale di questi animali contribuisce in modo determinante alla manutenzione del paesaggio, alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla salvaguardia della biodiversità. E da questa sinergia tra uomo e natura nascono prodotti di altissima qualità, come il celebre caciocavallo e la rinomata carne podolica, ambasciatori del gusto lucano. Cicala ha ribadito l’impegno concreto della Regione Basilicata: bandi mirati per la conservazione della razza, sostegno ai “pastori presidio del territorio” – oltre 500 già iscritti al registro istituito nel 2023 – e una strategia chiara per favorire il ricambio generazionale. Giovani allevatori, formazione tecnica e innovazione diventano così i pilastri di una visione che guarda avanti senza dimenticare le radici. Non meno importante il legame con il turismo e la valorizzazione delle aree interne. Le politiche regionali puntano a integrare l’allevamento estensivo con la promozione del territorio, in collaborazione con parchi e aree protette, rafforzando il ruolo degli allevatori come veri e propri custodi del paesaggio lucano. Lo sguardo si proietta già al futuro: il 2026, proclamato dalle Nazioni Unite “Anno Internazionale dei Pascoli e della Pastorizia”, rappresenta un’occasione irripetibile per portare la Basilicata al centro della scena globale. “Abbiamo l’opportunità di dimostrare che i nostri allevatori sono protagonisti di un’economia sostenibile e di una cultura millenaria”, ha sottolineato l’assessore. Infine, il collegamento con il quadro nazionale: il piano “ColtivaItalia”, annunciato dal Ministro Francesco Lollobrigida, con un investimento da un miliardo di euro, viene accolto come un segnale forte. In particolare, i 300 milioni destinati agli allevatori rappresentano una risposta concreta alle sfide quotidiane del settore. Tra applausi e partecipazione, la Mostra del Lago Sirino si chiude con una certezza: la Basilicata non arretra. Difende, valorizza e rilancia la sua podolica come baluardo di identità e leva per il futuro. Perché qui, più che altrove, allevare significa custodire. E custodire significa esistere.