

di Giovanni Gioioso
La Basilicata si colloca al 18° posto in Italia per il numero di illeciti ambientali accertati, un dato che accende più di un campanello d’allarme sul fronte dei reati contro il territorio. Tra giugno 2015 e dicembre 2024 sono stati registrati 97 illeciti a fronte di 198 controlli, secondo i dati diffusi da Legambiente e Libera nel bilancio elaborato a dieci anni dall’introduzione della legge sugli ecoreati. Un quadro che, pur non collocando la regione ai vertici nazionali per quantità assoluta, evidenzia comunque una presenza costante di violazioni e un livello di criticità tutt’altro che marginale. Nello stesso periodo, in Basilicata sono state denunciate 213 persone e si è registrato un arresto, a conferma di un fenomeno che coinvolge una rete di responsabilità diffuse. Particolarmente significativo anche il dato sui sequestri: 18 interventi che hanno portato a misure cautelari su beni e attività per un valore complessivo di circa 1,36 milioni di euro. Numeri che restituiscono la dimensione economica degli illeciti ambientali e il loro impatto potenziale sul territorio. Lo studio è stato presentato in vista dell’appuntamento con “ControEcomafie”, la conferenza nazionale promossa da Legambiente e Libera, in collaborazione con l’Università Roma Tre e l’associazione Casa Comune, in programma a Roma il 16 e 17 maggio. Un evento che punta a fare il punto sull’evoluzione dei reati ambientali in Italia a dieci anni dall’introduzione della normativa specifica. Il dato lucano si inserisce in un contesto nazionale in cui gli ecoreati restano una minaccia diffusa, spesso legata a filiere opache, gestione illecita dei rifiuti e sfruttamento del territorio. Una dinamica che, secondo le associazioni, richiede un ulteriore rafforzamento dei controlli e della capacità di prevenzione. Per la Basilicata, il quadro che emerge è quello di una regione in cui il fenomeno non assume dimensioni esplosive, ma continua a manifestarsi con una presenza stabile e strutturale. Una condizione che impone attenzione costante, soprattutto in un territorio fragile e strategico dal punto di vista ambientale. Il rischio, evidenziano gli osservatori, è che anche numeri apparentemente contenuti possano tradursi in danni significativi se non intercettati tempestivamente. Per questo, il tema del controllo e della tutela ambientale resta una priorità non rinviabile.