

di Giovanni Gioioso
C’è un silenzio che cresce, anno dopo anno, tra i paesi della Basilicata. Non è solo quello delle piazze sempre più vuote o delle scuole che chiudono: è il silenzio di una terra che lentamente perde i suoi abitanti, i suoi giovani, il suo futuro. I nuovi dati diffusi dall’Istat fotografano una realtà che non può più essere ignorata: il Mezzogiorno si svuota, e la Basilicata corre più veloce degli altri verso il declino demografico. Nel 2024 la popolazione italiana è scesa a 58 milioni e 934mila residenti, confermando una tendenza negativa che prosegue senza interruzioni dal 2014. Ma il dato nazionale, già preoccupante, nasconde fratture profonde. Se il Nord continua a crescere, seppur lentamente, il Sud arretra con decisione. E tra tutte le regioni, la Basilicata registra la performance peggiore: un calo del 6,3 per mille, il più alto d’Italia. È un dato che pesa come un macigno. Perché dietro le percentuali ci sono storie, famiglie, comunità che si assottigliano. Ci sono case che restano vuote, attività che chiudono, servizi che si riducono. E soprattutto, ci sono giovani che partono. Nel 2024 sono stati quasi 191mila gli italiani che hanno lasciato il Paese, ma una quota significativa di queste partenze riguarda proprio il Mezzogiorno, dove la mancanza di opportunità lavorative continua a spingere intere generazioni a cercare altrove un futuro possibile. A rendere ancora più cupo il quadro è il crollo della natalità. Il tasso di fecondità ha toccato un nuovo minimo storico: 1,18 figli per donna. Un numero che racconta di un Paese che non cresce più, ma che in alcune aree – come la Basilicata – sembra aver smesso persino di sperare. Le culle restano vuote, mentre le valigie si riempiono. È un equilibrio spezzato, difficile da ricomporre. Il divario territoriale si allarga. Mentre regioni come Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Lombardia registrano incrementi demografici, il Sud scivola indietro. Le aree interne, già fragili, pagano il prezzo più alto: qui la perdita di popolazione è ancora più intensa, alimentando un circolo vizioso fatto di spopolamento, riduzione dei servizi e ulteriore fuga. In Basilicata, questo processo assume contorni ancora più drammatici. Interi borghi rischiano di scomparire, trasformandosi in luoghi della memoria più che della vita. Le scuole chiudono per mancanza di alunni, gli ospedali si ridimensionano, le attività economiche arrancano. E senza giovani, senza nascite, senza lavoro, la prospettiva è quella di un lento ma inesorabile svuotamento. La domanda che emerge, inevitabile, è una sola: quale futuro per questa terra? Senza un’inversione di rotta, il rischio è quello di una desertificazione umana prima ancora che economica. Servono politiche strutturali, investimenti, strategie capaci di restituire attrattività a un territorio che oggi appare sempre più marginale.