

di Giovanni Gioioso
Cresce in modo costante e strutturato il peso del biologico nei mercati contadini italiani, che si affermano sempre più come un canale di vendita diretto, credibile e in espansione. A fotografare questa evoluzione è la prima indagine dedicata al rapporto tra bio e farmers market realizzata da ISMEA insieme a Coldiretti Bio e Campagna Amica. Ne emerge un quadro chiaro: oggi i prodotti biologici sono presenti in un mercato contadino su due, segno di una diffusione ormai capillare ma con ulteriori margini di crescita. Il dato più significativo riguarda il comportamento dei consumatori. Tra chi frequenta i farmers market, l’acquisto diretto dal produttore è diventato il principale canale di approvvigionamento di prodotti biologici, superando supermercati e negozi specializzati. Una tendenza che riflette un cambiamento culturale profondo: il consumatore cerca non solo qualità, ma anche relazione, trasparenza e fiducia. Proprio la presenza fisica degli agricoltori rappresenta infatti uno degli elementi decisivi nella scelta d’acquisto. Secondo l’indagine, il criterio più citato dai consumatori nella selezione del banco dove acquistare bio è la fiducia riposta nel produttore e nell’azienda agricola. Un fattore che rafforza il valore del rapporto diretto e contribuisce a distinguere i mercati contadini rispetto ad altri canali distributivi. Dal punto di vista dei prodotti, il biologico nei farmers market è dominato da categorie fresche e di largo consumo. Frutta e verdura rappresentano quasi un terzo degli acquisti, seguite da pasta fresca e uova, formaggi, olio e miele. Si tratta di prodotti che ben si prestano alla vendita diretta e che rispondono alla domanda di freschezza e stagionalità. Sul piano economico, il comparto mostra segnali concreti di crescita. Il valore complessivo della spesa in prodotti biologici effettuata nei mercati contadini e rionali si attesta oggi intorno ai 150 milioni di euro, una cifra ancora contenuta rispetto al totale del mercato bio, ma significativa per un canale in espansione. L’analisi evidenzia anche differenze territoriali rilevanti. In termini di incidenza dei produttori biologici nei mercati contadini, la classifica regionale vede in testa il Trentino-Alto Adige con il 38%, seguito da Calabria (29%) e Campania (27%). Subito dopo si collocano Friuli Venezia Giulia (26%), Emilia-Romagna (25%) e Toscana (24%), a conferma di una diffusione ampia ma non uniforme. Il contesto nazionale rafforza il quadro positivo. L’Italia si conferma leader nell’Unione europea per il biologico, con circa 84mila aziende agricole attive, oltre il doppio rispetto alla Germania e nettamente più della Francia. La superficie coltivata a bio ha raggiunto i 2,5 milioni di ettari, in crescita del 4,5% nel 2023, arrivando a rappresentare un quinto dell’intera superficie agricola nazionale. Un dato che avvicina il Paese al target del 25% fissato dalla strategia europea Farm to Fork entro il 2030. Alcune regioni hanno già superato questo obiettivo: Toscana (37,5%), Calabria (36,5%), Sicilia (30,7%), Marche (28,2%), Basilicata (27,6%) e Lazio (27%). Un segnale di come il biologico non sia più una nicchia, ma una componente strutturale del sistema agricolo italiano. In questo scenario, i mercati contadini si candidano a diventare un pilastro sempre più rilevante per la diffusione del bio, grazie alla loro capacità di coniugare sostenibilità, economia locale e rapporto diretto tra produttore e consumatore. Una crescita che appare destinata a consolidarsi, spinta da una domanda sempre più consapevole e orientata alla qualità.