

di Giovanni Gioioso
C’è un’Italia che cresce nei numeri dell’occupazione e un’altra che resta indietro, intrappolata in una condizione di fragilità sempre più profonda. È l’Italia della povertà assoluta, che nel 2023 continua a riguardare oltre 2,2 milioni di famiglie e circa 5,7 milioni di persone, pari al 9,7% della popolazione. Numeri che, letti insieme, delineano un quadro che va oltre la statistica e si traduce in un’emergenza quotidiana: quella di chi non riesce a garantire nemmeno un pasto completo. A fotografare la situazione è il nuovo report diffuso dall’ISTAT in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della povertà. Un’analisi che conferma una sostanziale stabilità rispetto al 2022, ma che proprio nella sua immobilità evidenzia la gravità del fenomeno: la povertà non arretra, si consolida. Il dato più allarmante riguarda la povertà alimentare, una delle forme più acute di esclusione sociale. Milioni di italiani vivono infatti in condizioni tali da non poter accedere con regolarità a un’alimentazione adeguata. Non si tratta solo di rinunce occasionali, ma di una difficoltà strutturale che colpisce intere famiglie, bambini e anziani. La distribuzione geografica conferma un Paese diviso. Il Mezzogiorno resta l’area più colpita, con un’incidenza dell’8,4% di famiglie in povertà assoluta, mentre il Nord-ovest si attesta all’8%, il Nord-est al 7,9% e il Centro al 6,7%. Una frattura territoriale che riflette differenze economiche consolidate e difficili da colmare nel breve periodo. Particolarmente preoccupante è la condizione dei minori. L’incidenza della povertà assoluta tra bambini e ragazzi raggiunge il 13,8%, coinvolgendo quasi 1,3 milioni di giovani. È il valore più alto della serie storica dal 2014, un segnale che evidenzia come la povertà non sia solo un problema economico, ma anche sociale e generazionale. La situazione non migliora tra i giovani adulti: nella fascia 18-34 anni la povertà assoluta riguarda circa 1,1 milioni di persone, pari all’11,8%. Tra i 35 e i 64 anni l’incidenza resta stabile al 9,4%, mentre tra gli over 65 interessa il 6,2% della popolazione, pari a quasi 887mila individui. Il disagio si acuisce nelle famiglie numerose. Tra i nuclei con cinque o più componenti, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 20,1%, mentre tra quelli con quattro componenti si attesta all’11,9%. Ancora più critica la situazione delle famiglie con tre o più figli minori, dove oltre una su cinque vive in condizioni di povertà (21,6%). Elevati anche i valori tra le coppie con più figli (18%) e nelle famiglie monogenitoriali (12,5%). A pesare su questo scenario è anche il contesto economico generale. Nonostante un incremento dell’occupazione del 2,1% nel 2023, la crescita dei prezzi, con un’inflazione ancora alta al 5,9%, ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie, rendendo insufficiente il miglioramento del mercato del lavoro per ridurre il disagio sociale. Il risultato è un Paese in cui la povertà non è più un fenomeno marginale, ma una condizione diffusa e trasversale, che colpisce lavoratori, famiglie con figli e anziani. Una realtà che si traduce ogni giorno in rinunce concrete: dalla spesa alimentare ridotta alla difficoltà di garantire un’alimentazione adeguata. Il quadro tracciato dall’ISTAT è dunque quello di un’emergenza che non accenna a diminuire. Una povertà che non esplode nei numeri, ma che si consolida silenziosamente, rendendo sempre più urgente un intervento strutturale capace di affrontare non solo l’aspetto economico, ma anche quello sociale e alimentare del problema.