
di Giovanni Gioioso
Il tema delle assenze per malattia torna al centro del dibattito sul lavoro in Italia. Secondo un’analisi dell’ufficio studi della CGIA su dati INPS, nei primi due trimestri del 2024 emerge un divario significativo tra settore pubblico e privato, con differenze marcate anche a livello territoriale. Tra gennaio e marzo 2024, il 33% dei dipendenti pubblici è rimasto a casa almeno un giorno per malattia, contro il 22% dei lavoratori del settore privato. Nel secondo trimestre la quota scende, ma resta il differenziale: 26% nel pubblico e 18% nel privato. Un dato che, in termini generali, suggerisce una maggiore incidenza delle assenze nel pubblico impiego, pur con un elemento controintuitivo: i giorni medi di assenza risultano leggermente inferiori rispetto al settore privato. Nel 2023 il dato medio nazionale si è attestato a 8,5 giorni di malattia per lavoratore. Nel pubblico il valore è stato di 8,3 giorni, mentre nel privato leggermente superiore, 8,6. Numeri che, secondo la CGIA, vanno letti in un contesto di miglioramento generale: rispetto al 2017 le assenze sono diminuite del 16% a livello nazionale. Le differenze territoriali, però, restano profonde. La regione con il maggior numero di giorni di malattia è la Calabria, dove nel 2023 si è arrivati a una media di 15,3 giorni. Un dato trainato soprattutto dal settore privato, che segna 18,8 giorni medi, contro i 9,6 del pubblico impiego. Una distanza netta rispetto alle regioni del Nord, come Emilia-Romagna e Veneto, ferme a 7,8 giorni medi. Subito dopo la Calabria si colloca la Basilicata, con una media di 10,2 giornate di assenza. Seguono Valle d’Aosta (9,7), Sardegna (9,6) e Molise (9,4). Anche in questo caso, il divario con le regioni più virtuose del Nord è evidente, con valori quasi dimezzati rispetto al Mezzogiorno. Il quadro complessivo mostra comunque una tendenza alla riduzione delle assenze in tutte le regioni italiane. Rispetto al 2017, le giornate medie di malattia sono in calo ovunque, con punte fino al -20% nel Mezzogiorno e un picco del -23% proprio in Calabria. Secondo gli analisti, i dati non possono essere letti in modo superficiale. Le differenze tra pubblico e privato e tra Nord e Sud riflettono una combinazione di fattori: condizioni lavorative, struttura occupazionale, età media dei lavoratori e organizzazione dei servizi.