

di Giovanni Gioioso
Nel 2024 l’economia italiana continuerà a crescere, ma con un passo lento e profondamente diseguale tra le diverse aree del Paese. Il Pil reale nazionale dovrebbe attestarsi attorno al +0,7%, in linea con la Francia (+0,7%), ma nettamente superiore alla Germania (+0,1%) e inferiore alla Spagna (+2,1%). A delineare il quadro è un’analisi della CGIA, che evidenzia ancora una volta il ruolo trainante del Nord Italia. A guidare la crescita saranno infatti le grandi regioni industriali del Paese. La Lombardia dovrebbe registrare un incremento del Pil dello 0,95%, seguita dall’Emilia-Romagna con lo 0,86% e dal Veneto con lo 0,80%. Subito dopo si colloca la Valle d’Aosta con +0,81%. Insieme, queste tre regioni rappresentano una vera e propria “locomotiva economica”: producono il 41% del Pil nazionale, generano il 53% delle esportazioni italiane e ospitano oltre 19 milioni di abitanti, pari a un terzo della popolazione. Il quadro del Centro-Nord resta nel complesso positivo, con tutte le regioni che dovrebbero registrare una crescita superiore allo 0,5%. Tuttavia, il divario con il Mezzogiorno rimane evidente e strutturale. Nel Sud Italia, infatti, la crescita sarà ancora una volta debole, pur mantenendo il segno positivo. La Campania guida l’area con +0,57%, seguita dalla Sardegna (+0,49%), dalla Sicilia (+0,46%) e dalla Basilicata con +0,37%. Più indietro la Puglia (+0,36%), l’Abruzzo e la Calabria (entrambe +0,23%) e il Molise (+0,22%). Un divario che riflette una struttura economica ancora fortemente sbilanciata, con il Nord trainato da industria ed export e il Sud più dipendente da settori meno dinamici e da una domanda interna più fragile. Secondo le analisi della Banca d’Italia, la crescita complessiva del Paese sarà sostenuta soprattutto dai servizi, in particolare dal turismo, e dalle esportazioni. L’industria in senso stretto, invece, mostra segnali di rallentamento, soprattutto in comparti chiave come moda, automotive e siderurgia, che stanno attraversando una fase di forte trasformazione e ridimensionamento. Anche gli investimenti non dovrebbero registrare un’accelerazione significativa, mentre i consumi delle famiglie sono attesi in ripresa solo nella seconda parte dell’anno, dopo la flessione tra fine 2023 e inizio 2024. Il quadro complessivo restituisce quindi l’immagine di un Paese che cresce, ma lentamente e in modo diseguale. Il Nord continua a consolidare il proprio ruolo di motore economico, mentre il Mezzogiorno fatica a colmare il divario, nonostante segnali di crescita diffusa. Una dinamica che, ancora una volta, pone al centro il tema della coesione territoriale e della capacità dell’Italia di trasformare la crescita in sviluppo equilibrato.