Boccia annuncia il credito d’imposta per le imprese che “adottano” studenti

Un credito d’imposta per le aziende che decidano di “adottare” i giovani studenti: e’ questa la proposta lanciata sulle pagine del Corriere della Sera Economia da Vincenzo Boccia, ex presidente di Confindustria, da circa un anno presidente della Luiss. “Occorre consentire alle aziende di investire sui giovani anche se poi quei giovani non dovessero lavorare nell’impresa che ha finanziato il progetto. Immaginiamo un progetto inclusivo che coinvolga gli atenei pubblici e privati, un progetto competitivo all’interno di un grande progetto-Paese. La leva fiscale resta molto importante per accelerare i cambiamenti e, utilizzarla nella formazione, sarebbe decisivo anche per alimentare una sana concorrenza tra le Universita’, facendo sistema per diffondere l’italianita’ nel mondo”, dice Boccia. “Non vedo altro modo per ridurre i divari – aggiunge – Come Luiss vogliamo essere parte di un racconto del Paese, pero’ bisogna farlo. E i ministri Di Maio e Manfredi hanno gia’ mostrato grande sensibilita’ su questo tema. Si potrebbe pensare ad un credito d’imposta sperimentale. Per le imprese significherebbe ragionare su un loro ruolo sociale, non solo per formare i quadri interni. Sarebbe una grande rivoluzione. Non cerco un talento per la mia azienda ma ne adotto dieci che potrebbero essere a disposizione del mercato del lavoro e del Paese”. Boccia ha poi approfondito il valore e la centralita’ delle competenze di cui le aziende necessiteranno nel post-Covid: “Lo sviluppo dei saperi e lo sviluppo dell’impresa sono complementari: per fare grande l’impresa e per far crescere un Paese e i suoi ceti dirigenti, l’universita’ e’ un luogo decisivo, forse l’unico in grado di riattivare l’ascensore sociale e di formare i giovani in modo inclusivo. Si parla molto di loro, ma si fa poco. Per noi e’ centrale realizzare un grande progetto di formazione, che diventi parte di un progetto Paese. Spesso l’eccellenza del nostro Paese, all’estero, viene associata alle 4F del Made in Italy: food, fashion, furniture e Ferrari. Dovremo aggiungerne stabilmente una quinta: la F di Formazione. Le competenze sono il cuore del lavoro ed hanno bisogno di idee, talento e tanta formazione: noi della Luiss ne siamo convinti e pensiamo che possa essere un progetto aperto, nel quale tutte le Universita’ italiane possano essere coinvolte. Attirare giovani da tutto il mondo che sono il vero capitale del futuro. Bisognerebbe rileggere ogni tanto l’articolo 1 della Costituzione: la nostra e’ una Repubblica fondata sul lavoro”.