Una settimana fa la riapertura: come sono cambiate le città. Da Milano a Palermo passando per Napoli: centri storici deserti, periferie vive

Dopo la prima settimana dalla fine del lockdown i centri storici di Milano, Roma, Firenze, continuano ad essere quasi deserti. Assenza di turisti e smart working le principali ragioni. Cosi’ nei bar e ristoranti che hanno riaperto, di giorno latitano i clienti. Ne sanno qualcosa i tassisti che per ore stanno in attesa incolonnati in lunghe file nei parcheggi. I centri storici ricominciano a ripopolarsi di notte, grazie ai giovani e alla loro movida. Sono le periferie a vivere di giorno una nuova stagione di vitalita’ poiche’ per correre meno rischi nel contagio ed anche perche’ sono in smart working, in tanti preferiscono servirsi dei negozi di vicinato, dei mercati rionali o dei supermercati di zona. Fa eccezione Torino che invece ha ripreso quasi a pieno regime la sua vita pre-Covid, mentre a Napoli e Palermo bagni di sole e movida creano non pochi problemi. A Milano l’impatto del lavoro a distanza e’ forte e nel cuore della nuova ‘city’, l’area di Porta Nuova dove il grattacielo Unicredit conta 4mila dipendenti e solo il 10% lavora in ufficio, la normalita’ e’ ripresa molto lentamente. A due passi pero’ c’e’ corso Como, con la sua movida notturna gia’ in fermento. Nessun ressa in centro nemmeno nel primo sabato in cui hanno riaperto le strade dello shopping. TORINO ha ripreso quasi completamente il suo aspetto ‘normale’: mercati e parchi affollati, mezzi pubblici con il 100% della flotta in servizio, 90% dei negozi riaperti, traffico vicino al 70%, parcheggi quasi sempre al completo nel centro, spesso auto in doppia fila. Oggi arriva il passo piu’ atteso e temuto: la riapertura di bar e ristoranti. A BOLOGNA si procede in chiaroscuro. In citta’ ci sono molte meno persone, perche’ l’Universita’ vive e lavora via web e la quasi totalita’ degli studenti fuori sede e’ tornata a casa. Ma aiuto considerevole al recupero di un po’ di socialita’ e’ arrivato dai portici – candidati a patrimonio dell’umanita’ dell’Unesco – che hanno consentito a molti bar e ristoranti, di mettere i tavoli nello spazio esterno. FIRENZE gira a due velocita’ diverse: le aree semicentrali e periferiche stanno ritornando, pur gradualmente, alla normalita’, il centro storico invece e’ ancora poco popolato e di questo ‘deserto’ risentono le attivita’ commerciali. Il servizio di trasporto pubblico e’ intorno ai tre quarti dell’operativita’ normale, senza problemi di affollamento vista l’assenza. E’ netta la scissione a ROMA: le periferie riprendono progressivamente vita e il centro storico langue; anche i palazzi della politica sono meno frequentati, con grandi difficolta’ per i commercianti. Basta varcare le mura della ‘city’ ed ecco che appare una Roma differente, con una economia di quartiere che sempre meno timidamente ogni mattina va risvegliandosi con le tre ‘fasce’ orarie disposte dal Comune: 7, 9,30 e 11 per non sovraccaricare il trasporto pubblico. A NAPOLI, con il 50% di lavoratori in smart working, nel primo sabato di riapertura quasi totale: ristoranti e bar hanno alzato le serrande con la meta’ dei posti e meno della meta’ dei clienti, il 30% dei lidi aperti che sono la novita’ di oggi, strade piene ma pochi clienti nei negozi. Polemica per la chiusura dei locali notturni alle 23 imposta dalla Regione. Assembramenti si sono protratti fino a tardi. Chiusura che fa rumore quella decisa dal direttore del Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger: ha messo i lucchetti all’enorme parco per la troppa ressa. A PALERMO speranze e delusioni. Il comparto benessere (parrucchieri e barbieri) ha ripreso. Ma per gli altri e’ stata una settimana da dimenticare. La crisi investe i piccoli esercenti, mentre i grandi centri commerciali sono stati presi d’assalto per le vendite promozionali. Voglia di vita sulla spiaggia di Mondello affollata, senza rispettare le disposizioni e la movida ha costretto alcuni esercenti a chiudere.